Il Chiarello

Antico e nobile vino di Cirella

Cirella, città del vino in Calabria

La storia del Chiarello affonda le proprie radici nella lunga tradizione vitivinicola della Calabria, una delle regioni che nel tardo Medioevo occupavano un ruolo centrale nella produzione e nel commercio del vino nel Mediterraneo.

Gli studi dello storico Federigo Melis, condotti sui documenti dell’archivio del mercante Francesco di Marco Datini, hanno dimostrato come tra il XIV e il XV secolo il vino calabrese fosse tra i più apprezzati e richiesti d’Europa e in un’epoca in cui gran parte dei vini italiani era destinata al consumo locale, quelli dell’Italia meridionale erano conosciuti e commercializzati ben oltre i luoghi di produzione.

Tra questi vini di pregio, Cirella occupava un posto di assoluto rilievo. Andrea Bacci, celebre medico ed enologo del XVI secolo, definì infatti Cirella “Vinipoli”, ovvero la città del vino.

Il Chiarello nella storia

Tra i vini che hanno reso celebre Cirella, il Chiarello occupa senza dubbio un posto speciale. La sua notorietà è attestata da numerose fonti storiche che ne documentano il prestigio presso corti, studiosi e personalità illustri.

Nel 1492 il re Ferdinando d’Aragona inviò a Papa Alessandro VI ventiquattro botti di vino, tra le quali ben nove di Chiarello di Cirella.

Pochi anni più tardi Sante Lancerio, celebre bottigliere di Papa Paolo III e autore di una delle più importanti opere enologiche del Rinascimento “I Vini d’Italia”, lo annoverò tra i 53 vini più buoni d’Italia e dedicò una specifica scheda a questo vino, sottolineandone la qualità e distinguendolo dalle imitazioni prodotte nei territori vicini.

Lancerio scriveva: «Ne vengono assai, i quali si vendono per Chiarello, ma volendo conoscere se siano de Chiarello, et la loro perfetta bontà, bisogna che sia di colore acceso più che l’oro, et odorifero assai…»

Una testimonianza che conferma quanto il vino di Cirella fosse apprezzato e ricercato già nel Cinquecento.

Dalle origini Greche alla tutela del nome

La tradizione vinicola di Cirella affonda le proprie radici nell’epoca della Magna Grecia. Furono infatti i Greci a introdurre e perfezionare la coltivazione della vite nell’Italia meridionale, trasformando la Calabria in una delle principali aree vitivinicole del Mediterraneo antico.

Nel tardo Medioevo e nel Rinascimento il territorio cirellese produceva almeno due vini distinti: il prestigioso Chiarello e il Cerasuolo. Quest’ultimo godeva di una buona reputazione, ma era il Chiarello a rappresentare il vino più rinomato e ricercato.

La fama raggiunta dal prodotto era tale che nel 1589 la Camera Apostolica, con un bando firmato dal Cardinale Enrico Caetano, dovette intervenire per contrastare le frodi commerciali. Il documento vietava severamente di vendere come Chiarello vini provenienti da altri territori, stabilendo che soltanto il vino prodotto nella terra e nel distretto di Cirella potesse essere commercializzato con quel nome. Si tratta di una delle più antiche testimonianze di tutela dell’origine geografica di un vino nel Mezzogiorno d’Italia.

Il Chiarello oggi

Oggi il Chiarello rivive grazie al recupero del vitigno moscato autoctono da cui viene prodotto. Si tratta di un vino passito appartenente alla DOC Terre di Cosenza – Sottozona Verbicaro, ottenuto da uve lasciate appassire sulla pianta e caratterizzato da una straordinaria ricchezza aromatica.

Nel calice si presenta con un colore giallo dorato tendente all’ambrato. Al naso esprime intense note di frutta gialla matura, miele e frutta secca; al palato è dolce, caldo, elegante e persistente. È un vino armonico, ricco di personalità, ideale in abbinamento ai dessert e alla pasticceria tradizionale.

La produzione è oggi affidata alla cantina Verbicaro Viti e Vini, mentre la distribuzione e la promozione sono curate dalla Società Cooperativa Agricola La Casa del Chiarello, con sede a Cirella di Diamante. Insieme all’Associazione Culturale Cerillae APS, queste realtà lavorano da anni per recuperare e valorizzare un patrimonio enologico che rischiava di scomparire, promuovendolo attraverso iniziative culturali e manifestazioni come Calici sotto le Stelle, evento simbolo dell’enogastronomia calabrese.

Negli ultimi anni il Chiarello ha trovato nuove forme di valorizzazione anche nell’ambito dell’arte dolciaria. Le sue caratteristiche aromatiche vengono infatti esaltate nella realizzazione di specialità artigianali come cantucci e nel PanChiarello, panettone artigianale realizzato dalla Pasticceria Sesto Senso Cream di Santa Maria del Cedro, esempio dell’incontro tra tradizione pasticcera e cultura enologica del territorio.

Ogni sorso di Chiarello racchiude il profumo dei vigneti affacciati sul Tirreno, la memoria di una terra antica e il racconto di una comunità che, attraverso il vino, continua a custodire e tramandare la propria identità.
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