Mausoleo Romano e Necropoli
Silenzi antichi tra pietra e salsedine
Tra le onde placide del Tirreno e il verde della macchia mediterranea, dove il tempo sembra trattenere il respiro, emergono due testimoni silenziosi della Cirella romana: la necropoli e il mausoleo di Tredoliche. Un angolo di Calabria dove la storia, la pietra e la luce si fondono in un racconto che attraversa secoli e civiltà, conservando intatta l’essenza di un mondo perduto.
Memoria collettiva di un'antica comunità
Era il 1960 quando, durante i lavori per l’ampliamento della Strada Statale 18, la terra restituì alla luce un lembo sepolto della storia romana: una necropoli, situata in località Tredoliche, poco più a monte della fascia costiera. L’area – un tempo occupata da insediamenti abitativi romani – conservava ben trentanove tombe, disposte con rigore lungo assi Nord-Ovest/Sud-Est e Nord-Est/Sud-Ovest, secondo un impianto funerario meticolos
amente ordinato. Trentasette sepolture erano del tipo “a cassa”, costruite con muretti in laterizio intonacati a calce e coperte da tegoloni; due, più semplici, seguivano il tipo “alla cappuccina”. Sobrie ma eloquenti, custodivano oggetti di vita quotidiana: bicchieri in ceramica a pareti sottili, lucerne, piccoli effetti personali, e due monete – una delle quali, un bronzo dell’imperatore Adriano, reca l’anno 119 d.C. Un patrimonio che colloca l’uso del sito tra il II e gli inizi del III secolo d.C., rivelando un tessuto umano ben radicato, forse legato a una rete di ville rustiche e marittime della piana sottostante.
In quella densità di sepolture, così prossime tra loro e alla costa, si legge il racconto collettivo di una comunità organizzata, che nella morte continua a svelare la trama della propria esistenza.
Il Mausoleo: la voce dei grandi
A poco più di duecento metri dalla necropoli, sorge solitario e severo il mausoleo romano di Tredoliche. Con la sua imponenza e il rigore costruttivo, rappresenta una delle più alte testimonianze monumentali della Cirella antica. Di pianta circolare, è costruito con murature in laterizio e opera cementizia, eretto su uno zoccolo in conglomerato di calcare e malta.
Il diametro esterno supera i tredici metri; la camera interna, quasi dieci, conserva ancora l’alzato originario fino a 5,5 metri d’altezza. Le mura, spesse un metro e mezzo, presentano nicchie sui lati nord e sud e una profonda rientranza che si oppone all’ingresso – forse un’abside. Si accede al monumento da ovest, attraverso un avancorpo lungo sette metri che introduce alla camera funeraria. Non restano tracce del pavimento, probabilmente in cocciopesto, né della copertura, che doveva essere una calotta emisferica.
I ricorsi in mattoni bipedali che corrono lungo le pareti rimandano alla fine del I secolo o all’inizio del III d.C., con affinità stilistiche riconducibili all’età adrianea e antonina. I confronti più stringenti si ritrovano nell’Italia centrale, come nel sepolcro degli Acilii Glabrioni di Allifae. È uno dei pochi esempi di mausolei aristocratici nel sud Italia, e la sua presenza evoca la figura di un personaggio di spicco – forse un notabile locale, proprietario di una lussuosa villa sul promontorio.
In questo monumento si cristallizza la volontà di lasciare un segno eterno, di incidere la propria memoria nel paesaggio e nella storia.
Dal culto dei morti alla difesa della vita
La storia del mausoleo, però, non si arresta alla sua origine romana. Come molte architetture che sfidano i secoli, anche questo luogo ha conosciuto metamorfosi. In epoca tardoantica o medievale, potrebbe essere stato riconvertito a cappella cristiana, forse spazio di culto o ossario, come suggerisce un foro nel pavimento.
Ma è tra il XV e il XVII secolo che il suo destino cambia radicalmente: spogliato degli elementi decorativi, sopraelevato con materiali poveri, il mausoleo si trasforma in torre di guardia. Inserito nel sistema difensivo costiero che comprendeva il Castello di Cirella Vetere e la torre sull’isolotto, diviene sentinella contro le incursioni saracene. Nuove finestre, un solaio interno: da tomba sontuosa a baluardo militare. Un cambio di vocazione che non annulla la memoria, ma la arricchisce.
Un’eredità da custodire
Oggi, la necropoli e il mausoleo di Tredoliche resistono al tempo e alle pressioni dell’edilizia moderna. Restano in piedi come custodi discreti di un passato profondo, scrigno di archeologia e di umanità. La loro importanza non risiede solo nei reperti o nei dati, ma nella narrazione che incarnano: fatta di riti, trasformazioni, riusi, identità.
Valorizzare questi luoghi non significa solo proteggerli, ma ascoltarli. Perché parlano ancora – del culto dei morti, dell’ingegno romano, della vita comunitaria e della necessità di difendersi. Offrono uno specchio in cui rileggere la storia della Calabria romana, e insieme un invito alla contemplazione e al rispetto.
Silenzioso testimone di duemila anni di storia, il Mausoleo Romano continua a vegliare sulla memoria di Cirella, ricordandoci che ogni pietra custodisce una storia e ogni storia contribuisce a costruire la nostra identità.
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