Ruderi di Cirella
Una città sospesa tra cielo e mare
Iu un’altura rocciosa a circa 172 metri sul livello del mare, i ruderi dell’antica Cirella dominano il paesaggio costiero, offrendo uno dei punti panoramici più suggestivi della Calabria tirrenica. Da qui lo sguardo si apre sull’Isola di Cirella e, nelle giornate più limpide, fino all’isola di Dino, restituendo la percezione di un territorio in cui il rapporto tra uomo e mare è stato, per secoli, centrale.
Le origini dell’insediamento affondano nell’antichità: già in epoca romana il territorio di Cirella era abitato nella zona costiera e inserito nelle rotte commerciali del Tirreno. Nel corso dell’alto medioevo, la città assunse un ruolo sempre più rilevante, divenendo sede vescovile e punto di riferimento per l’organizzazione religiosa e amministrativa dell’area.
Tuttavia, le incursioni saracene della metà del IX secolo (850–851) segnarono una svolta decisiva: per ragioni di sicurezza, la popolazione abbandonò progressivamente la fascia costiera, risalendo verso la posizione più difendibile dell’altura.
Nacque così la Cirella arroccata, un centro fortificato che nei secoli si sviluppò come una piccola città autosufficiente.
Un centro fortificato ricco di vita
Col passare dei secoli, la nuova Cirella collinare divenne un centro ricco di vita e attività, come dimostrano gli Apprezzi del 1615 e del 1617 — due documenti notarili stilati da ufficiali del Regio Consiglio di Napoli. Essi ci restituiscono l’immagine di una cittadella fortificata, con castello dotato di carcere, tre porte d’accesso, torri di guardia disseminate sul territorio e un vivace tessuto sociale: medici, artigiani, commercianti, un fondaco di stoffe e persino una farmacia.
All’interno delle mura si ergevano due chiese: San Nicola, sede della parrocchia con ben quattordici sacerdoti, e Santa Maria della Neve. Fuori, invece, sorgevano la Chiesa dell’Annunziata e il convento di San Francesco di Paola, fondato nel 1545. La chiesa annessa, dedicata a Santa Maria delle Grazie, fu completata nel 1558. Nel 1617, il convento ospitava tre monaci sacerdoti, cinque chierici e tre abati, prima di essere soppresso nel 1809 dal governo francese.
Ma già nei primi decenni del Seicento la vitalità cominciava a sfumare. Il terreno arido, l’oppressione fiscale dei feudatari e la scomparsa della minaccia turca portarono molti abitanti a cercare rifugio altrove – sulla costa o nei centri vicini. L’Apprezzo del 1615 rivela che un terzo delle abitazioni era già in stato d’abbandono. Intorno alla chiesa di Santa Maria dei Fiori – già presente in loco – stava sorgendo un piccolo borgo costiero.
Dalla rocca al mare: la fine di un’epoca
Fu solo nella seconda metà del XVIII secolo, quando i Catalano-Gonzaga acquisirono il ducato, che il borgo marinaro riprese vigore. I duchi vi eressero il palazzo ducale – ancora oggi esistente – e incentivarono lo sviluppo del nuovo centro costiero, accelerando l’abbandono definitivo del nucleo collinare.
Durante l’età napoleonica, la lotta tra francesi e inglesi lasciò segni tangibili: i primi costruirono il Fortino costiero, utilizzando i materiali della Chiesa Madre di San Nicola; i secondi, giunti dal mare, bombardarono la torre dell’isola.
Nel 1808, Cirella Vecchia fu definitivamente abbandonata. Alcuni abitanti si dispersero nei centri circostanti, ma altri si insediarono di nuovo sulla costa, nei pressi dell’antica Cerillae, dando vita al nucleo urbano attuale.
Oggi i ruderi di Cirella Vecchia conservano un fascino intatto. Le strutture murarie, i resti degli edifici e l’impianto urbano leggibile tra la vegetazione raccontano una storia lunga e complessa, in cui difesa, fede e vita quotidiana si intrecciano. Camminare tra queste pietre significa attraversare i secoli, riconoscere nel paesaggio le tracce di una comunità che ha saputo adattarsi ai mutamenti storici e guardare il mare con la consapevolezza che, per Cirella, esso è stato al tempo stesso risorsa, via di comunicazione e fonte di pericolo.







